
In questi ultimi anni sta imperversando nei cinema un genere che attira sempre più spettatori, la docu fiction. Nella maggior parte dei casi si tratta di film di taglio giornalistico, in cui gli autori approfondiscono argomenti di attualità di interesse comune. Le produzioni legate a questo genere cinematografico, per la capacità di divulgazione che lo contraddistingue, riescono spesso a informare di più e meglio rispetto a un normale reportage televisivo per due ragioni fondamentali. La prima consiste nel fatto che l’elemento ‘fiction’ rende l'esposizione dei fatti molto coinvolgente, fornendo la possibilità di narrarli in ordine cronologico, in maniera non affrettata, e spesso con l’ausilio della recitazione di attori, catturando l’attenzione del pubblico e coinvolgendolo.
La seconda ragione consiste nel fatto che la docu fiction spesso è scomoda, e non viene vista di buon occhio dalle reti televisive, dato che gli argomenti trattati in molti casi toccano nervi scoperti della politica, dell’economia e della società in genere, allontanando di conseguenza eventuali sponsor e creando squilibri nell’estabilishment nepotista e clientelare sempre più diffuso e – quel che è peggio – sempre più socialmente accettato nel nostro paese.
Così un’interessante fetta di pubblico, ormai stanca di informazioni parziali, pilotate o semplicemente carenti e superficiali, ha iniziato a spostare la propria attenzione dalla televisione (sempre più vittima della crisi di ascolti) ad altri media come internet o il cinema.
Negli ultimi anni anche il fumetto è diventato uno strumento sempre più apprezzato per la diffusione di informazioni legate all’attualità (ma anche della storia recente), magari basate su eventi cruciali volutamente insabbiati o in procinto di passare sotto il tritacarne del revisionismo storico. La docu fiction, dunque, è un nuovo modo di informare e appassionare il pubblico in merito a fatti che lo riguardano direttamente, e il pubblico stesso lo ha accettato una volta per tutte dopo i primi ovvi tentennamenti dovuti all’assoluta novità del mezzo.
Con 51 modi per salvarla, Usamaru Furuya – autore rivelazione del panorama nipponico di questi ultimi anni – si è spinto anche oltre, e insieme a uno staff di giornalisti ed esperti ha realizzato una docu fiction a fumetti in cinque volumi che addirittura spiega cosa potrebbe capitare in determinate condizioni (un terremoto di magnitudo 8 in una megalopoli odierna) e di come affrontarne le conseguenze nelle immediate ore successive. Il tutto narrando in parallelo un’avventura avvincente, con una tecnica che ricorda quella di molti romanzi dello scrittore americano Michael Crichton, e mostrandoci contemporaneamente uno spaccato della società giapponese di oggi.
È per questo che nelle pagine redazionali in fondo ai vari volumi abbiamo deciso di inserire interventi in tema legati al nostro paese, come quelli della Croce Rossa Italiana o della Protezione Civile, relativi al recente terremoto in Abruzzo, per estendere l’argomento trattato nel fumetto anche al territorio in cui viviamo.
51 MODI PER SALVARLA di Usamaru Furuya
Odaiba, la città nella città sulla baia di Tokyo. Qui le coppie vanno a divertirsi nei fine settimana, tra centri commerciali, luna park e sale giochi. Qui si tengono convention sui manga come il celebre Comiket, e il cosplay regna sovrano. Qui l’ignaro Jin Mishima sta per affrontare un colloquio di lavoro presso la Alps TV (avatar narrativo della Fuji TV, con il suo particolarissimo palazzo 'a sfera'). Qui Nanako Okano scopre di essere stata imbrogliata dalle amiche sulla disponibilità di biglietti per un concerto attesissimo. Qui i due s’incontrano, si riconoscono compagni di liceo e… il mondo cambia all’improvviso.
Una scossa di terremoto di magnitudo 8 trasforma Tokyo in un luogo sconosciuto e ostile, da cui i due dovranno cercare di uscire a tutti i costi, in un'epopea epica moderna.
Una docu fiction d’autore in cinque volumi con più livelli di lettura, per un pubblico davvero esigente.

