lunedì 15 giugno 2009
domenica 14 giugno 2009
Tezuka secondo a nessuno (aggiornamento)

(vedi aggiornamento alla fine del post)
Circola in rete da qualche tempo una fanzine di fumetti diversa da tutte le altre, perché invece di parlare semplicemente di fumetti, li pubblica anche. La maggior parte degli autori sono esordienti che, a prescindere dal livello di abilità raggiunto, danno l'anima e gran parte dell'epidermide per produrre tavole su tavole.
Io, gli altri Kappa boys, e gran parte dei redattori/editori/autori della mia generazione veniamo dal mondo delle fanzine cartacee poiché, quando internet era fantascienza, venti e passa anni fa, quello era l'unico modo per pubblicare in proprio.
Per questa ragione, mi sento di sostenere il loro operato a prescindere da tutto. Apprezzo molto la gente "che fa", e il cui motore funziona grazie a un serbatoio chiamato "passione".
Vi invito dunque ad andarli a trovare di frequente sul loro sito, www.mangaijin.it e di tenerli d'occhio.
Vi parlo di loro anche per un'altra ragione.
Di recente mi hanno intervistato (l'intervista sarà disponibile a breve), e mi hanno fatto una domanda in merito a un argomento a cui tengo molto, e che vi riporto qui di seguito a titolo di assaggio. I motivi li capirete nel corso della lettura.
••••••••••••••••••••••••••••••••••••••
(…)
MANGAIJIN - C'è un fumetto giapponese che le piace particolarmente, ma che per motivi di mercato non è mai stato possibile portare in Italia?
ABK - C’è eccome, ma anche se i ‘motivi di mercato’ avrebbero suggerito di non importarlo, lo abbiamo pubblicato lo stesso. Si tratta di TEZUKA SECONDO ME, di Takao Yaguchi (l'autore di SANPEI), quello che io definisco la mia personale “missione compiuta” nel campo del manga, un libro a fumetti ‘definitivo’, che racconta cos’è il manga meglio di qualsiasi noioso saggio, e lo racconta con tanto sentimento da far esplodere il cuore. Credo che sia uno dei più bei volumi a fumetti usciti negli ultimi vent’anni (e non parlo solo di fumetto giapponese) eppure è stato snobbato dai più, compresi molti sedicenti amanti del buon fumetto che richiedono a gran voce opere importanti. Noi l’abbiamo pubblicato, e credo che ne abbiamo venduto qualcosa come un paio di centinaia di copie, un flop totale. Il che conferma la mia teoria: tutti vogliono il buon fumetto, ma poi quando hanno la possibilità di acquistarlo (e leggerlo) ne hanno paura, e preferiscono andare sul sicuro con qualcos’altro. E poi ci si chiede perché gli editori puntino al fumetto popolare… Per quanto mi riguarda, va benissimo così, TEZUKA SECONDO ME è contemporaneamente un monito e un fiore all’occhiello. Posso dire di averlo pubblicato per il semplice gusto di farlo, perché “andava pubblicato punto e basta”, per dovere e per piacere.
Ma non perdo la fiducia: chiunque abbia anche solo sfogliato un paio di pagine di questo libro, è rimasto coinvolto, commosso, esaltato, e non è stato in grado di smettere di leggerlo. E’ difficile consigliarlo e spiegarlo, perché si rischia sempre di lasciare intendere che si tratti di una mera biografia, cosa che assolutamente NON è. Fatemi un favore, leggetelo e (se vi piace) consigliatelo. Sono convinto che solo il tam-tam dei lettori potrà portare questo libro a ottenere, a lungo termine, il successo che in realtà merita al cento percento.
(…)
••••••••••••••••••••••••••••••••••••••
TEZUKA SECONDO ME, a parte l'indiscutibile valore intrinseco, è un volume di ben 410 pagine (un tomo monolitico) pieno di ottimo fumetto, al prezzo di 18 euro (16.20, se acquistato sul sito Pan Distribuzione).
E' l'unica edizione al mondo (Giappone incluso) e quello che racconta può interessare tanto il fan quanto il semplice curioso.
Eppure è un clamoroso flop editoriale.
Non ho mai capito perché questo libro sia stato snobbato dal pubblico, e non credo che il problema sia il prezzo, vista la quantità (se proprio non vogliamo parlare di qualità) di fumetto proposta.
Non mi faccio illusioni: dopo questo post non cambierà nulla di certo, ma almeno vorrei capire perché, così giù, in basso, ho pensato di inserire un nuovo sondaggio su questo argomento, sperando di avere qualche indizio in materia, e potermi regolare per il futuro.
Un grazie a tutti quelli che vorranno partecipare, e – nel caso in cui vi venga la curiosità di provare TEZUKA SECONDO ME – vi invito a cliccare sul titolo di questo post per collegarvi direttamente al sito del nostro distributore nella pagina relativa, e fare un pensierino in merito all'acquisto.
Grazie di nuovo.
••••••••••••••••••••••••••••••••••••••
(Aggiornamento del 15 giugno 2009)
Al rientro da una domenica marittima (su spiaggia, stavolta) mi trovo già quasi trenta voti nel sondaggio dedicato a TEZUKA SECONDO ME. Ecco i primi risultati legati al tema "Non ho acquistato il libro TEZUKA SECONDO ME perché":
1°) …a dire il vero, io l'ho letto e mi è piaciuto! (50%)
2°) non sapevo che esistesse, ma lo proverò (15%)
2°) 410 pagine per 18 euro: è un prezzo troppo alto (15%)
4°) non m'interessa l'argomento (Tezuka/manga) (7%)
4°) nella mia libreria non è mai apparso (7%)
6°) non mi piace l'autore Takao Yaguchi (3%)
Grazie ancora, e continuate a votare: questo mi permetterà di capire tante cose su "chi siamo" e "cosa vogliamo" in qualità di lettori. A pòi!
venerdì 12 giugno 2009
martedì 2 giugno 2009
WE ARE!
Cara ciurmaglia d’acqua dolce, terra in vista!
Qui si lavora alacremente sopra e sottocoperta (a seconda se la notte è calda o fredda), e fra poco arriveranno gli annunci ufficiali sulle primizie mangoidi con cui vi cannoneggeremo le fosche pupille il prossimo autunno.
Visto che la vostra pioggia di messaggi in bottiglia pieni di domande stava sommergendo il ponte (razza di infami! Il vetro va riciclato!), avevo deciso di spararvi con il fucile a camomilla compressa per sedarvi in maniera ecologica, così, tanto per dimostrarvi che sono diventato GNU' EIG. E invece, all’ultimo secondo, ho pensato che fosse più consono alla mia natura di lupo marittimo farvi soffrire un altro po’, per cui vi darò solo informazioni sibilline, su cui vi lascerò crudelmente a sfrigolare per un po'.
Innanzi tutto, benché il lancio della nuova linea manga sia programmato per l'autunno 2009, vi informo che all’inizio dell’estate (solstizio più, solstizio meno) usciranno in anteprima due titoli che manderanno in sollucchero soprattutto il pubblico di pargoletti e pargolette dediti alla visione di serie televisive: i lettori veterani ormai scafati dalla lettura di manga nell’arco degli ultimi due decenni quasi sicuramente non le prenderanno nemmeno in considerazione (ma, come al solito, i fatti potrebbero anche smentirmi) poiché studiate ad hoc per richiamare l’attenzione dei più giovani, che ormai non hanno la minima idea di cosa sia un albo a fumetti, come si legga, e che funzione abbia quel buffo oggetto di carta e inchiostro che curiosamente non viene azionato attraverso periferiche dotate di pulsanti e levette, e che non invia o riceve messaggini, e non è dotato di nessun tipo di irritante suoneria con gattini pieri.
Per chi invece i manga se li mangia a merenda da qualche anno, abbiamo preparato un menù ricco e saporito.
Innanzi tutto, molti degli autori (già sette, allo stato attuale, e altri stanno per unirsi alla ciurma) che i vostri Affezionati Kappa Boys di Quartiere vi hanno fatto conoscere nell’arco degli ultimi vent’anni, hanno deciso di seguirci nella nostra impresa, e saremo pertanto in grado di mostrarvi ancora a lungo il loro operato, come richiesto dai lettori dell’Italica Peninsula.
Fra i titoli ci saranno anche un paio di graditi ritorni (non va mai dimenticata l’Operazione “Torna a Casa Lassie”, dico bene?), ben tre classiconi candidi e romantici (di cui uno noto, e due mai giunti in Italia, nonostante le frequenti richieste), un paio degli shonen d’avventura e azione più nuovi e contesi del momento, realizzati da autori ben noti anche in Italia, e per i quali diversi editori italiani hanno coraggiosamente rivaleggiato a fil di lama (da barba) per ottenerne il diritto di pubblicazione. Fra le primissime uscite avremo tra le nostre fila robot giganti (futuristici e futuribili), invasioni aliene truculente, spade sacre, superpoteri, detection, mystery, azione, romanticherie, commedie, volumi di lusso che editeremo in speciali ricorrenze dedicate ai relativi autori, un paio di manga-ka che avete già conosciuto su altri titoli di grande successo nei recenti anni editoriali, e molta altra carne (carta?) al fuoco scionensciogioseinengiosei, tanto per non scontentare nessuno.
Vorrei evitare di spaventarvi (cosa che, peraltro, va contro la mia etica piratesca, la quale mi imporrebbe di spaventarvi a tutti i costi) con la quantità, ma possiamo dire che tra l'autunno 2009 e la primavera del 2010 ci stabilizzeremo tra le dieci e le quindici testate mensili (le quali conterranno, per vostro conforto e piacere di lettura, serial pubblicati prevalentemente a cadenza mensile), e che il parco editoriale sarà estremamente variegato per gusti, generi, autori ed epoca di realizzazione, spaziando dal classico per il pubblico DOC alla serie ‘pop’ per chi inizia solo ora a sfogliare fumetto giapponese.
E ora, che vi ho detto tutto (e niente), rimanete in attesa degli annunci ufficiali, che inizieranno a piovere nelle prossime settimane, accompagnati dalle prime due uscite estive che useremo come periscopio. Come dite? Le navi non hanno il periscopio? E chi l’ha detto? La nostra va sopra e sott’acqua come e quando le pare e piace. Per cui… siiiiiii salp… glo glo glo… Mapporc! Chiudete i boccaporti, prima di immergervi, ciurmaglia maledetta! Fiumi di rhum a tutti!
Capitan Barikko
lunedì 1 giugno 2009
L'esperimento continua

Dopo il librogioco "L'Occhio della Mente", ho voluto continuare a sperimentare le potenzialità dell'auto-pubblicazione in rete, utile a chiunque abbia il desiderio di diventare autore senza passare attraverso case editrici e - soprattutto - desideri preservare un po' di alberi dall'abbattimento, optando per il print-on demand che la rete permette con questo sistema.
Questa volta è toccato a "Il Vascello Maledetto", un vero e proprio romanzo completo ritrovato nella immensa biblioteca del vostro Capitan Barikko, letto nel periodo in cui non era altro che un pesciolino d'acqua dolce ancora attaccato al biberon, dedito a scolarsi abbondanti dosi di latte e rhum (che fa bene alla crescita).
Qui lo vedete con la sua nuova & divertente copertina, opera del bravo Damiano Luciano.
Se volete tentare anche voi esperimenti di questo genere, non dovete fare altro che cliccare su uno qualsiasi dei due link qui a destra (o sul titolo di questo post) e seguire il tutorial del sito.
Se però volete sapere PRIMA a cosa andrete incontro, vi suggerisco di dare un'occhiatina qualche post più sotto (sempre qui nel blog), a quello intitolato "DALLA CARTA ALLA RETE (E RITORNO)" di lunedì 12 gennaio 2009.
Buona sperimentazione! (e, nel caso, buona lettura)
domenica 10 maggio 2009
Fragole a serramanico
Sembra che le gothic lolita siano nate ad Harajuku - quartiere di Tokyo ormai noto per lo 'street cosplay' imperante – ma non è così.
Già molto tempo prima un duo scozzese nomato STRAWBERRY SWITCHBLADE, e formato da Jill Bryson e Rose McDowall imperversava in Europa con un look post-punk-pre-gothic-about-dark-simil-cosplay-lesbo-MinnieMouse capace di portarle (forse ancor più dei loro brani musicali) nelle top-ten del Regno Unito tra il 1983 e il 1986.
Il singolo che fece loro raggiungere la top ten nell'84 fu "Since Yesterday", ma a mio avviso l'effetto "psicobambola" lo restituisce meglio il brano "Let her Go", a cui vi invito di dare un'occhiata (e un'orecchiata).
Clic sul titolo del post per informazioni sulle "scotchberries" (fan-sito non ufficiale), clic sull'immagine per sentirle gorgheggiare.
sabato 9 maggio 2009
Mammuth e uomini digitali
Parlando di videoart degli anni Ottanta, non può non tornare alla mente la questione di Max Headroom, personaggio virtuale ma non troppo che qui sopra potete godervi nel videoclip PARANOIMIA degli Art of Noise datato 1986.
La vera e propria era del computer e del digitale alla portata di tutti doveva ancora iniziare, ma i personal computer casalinghi già impazzavano; la lotta si svolgeva allora tra ZX Spectrum e Commodore 64, entrati nelle case della gente al grido di "papàmelocompricosìlousoperstudiare", mentre invece ovviamente era tutta una scusa per avere a portata di mano i 'giochini', quando le console come Playstation e simili erano pura fantascienza.
Era pura fantascienza anche la possibilità di generare personaggi in CG3D che avessero una parvenza umana (eravamo ancora meno che ai poligoni, in alcuni casi), per cui quando apparve il signor Max Headroom a condurre una trasmissione televisiva, tutti gridarono al miracolo. Eppure, anche senza aver mai visto gli effetti reali della grafica tridimensionale al computer, molti di noi si resero conto che quell'ometto biondo con voce sintetizzata era in realtà un tizio truccato pesantemente e illuminato in maniera da restituire un effetto ottico particolare. I maggiori sospetti, più che dalla sua faccia, venivano dagli aloni e dalle ditate unte presenti sulla sua giacca 'virtuale', una raffinatezza che all'epoca non era minimamente possibile in quel campo. Comunque sia, dopo il suo show tv, il video degli Art of Noise, il film e il telefilm, alcuni ancora non erano convinti di ciò, e continuavano a gridare al miracolo. Noialtri, per far capire che "c'era qualcosa sotto", dovevamo andare incontro all'opinione pubblica dicendo robe tipo "sì, è fatto al computer MA NON TUTTO", in modo da risultare credibili e accettabili.
Questo mi ricorda quando, ai tempi delle scuole elementari, vennero fuori gli stivaloni da neve "Moon Boot", che si chiamavano così perché assomigliavano agli stivaloni dei cosmonauti usati per le passeggiate sulla Luna. Ma dato che 'munbut' sembrava una parola strana ai più, quasi tutti iniziarono a storpiarla in "mammuth". Ed ecco che gli stivali lunari diventarono pachidermi preistorici. Ad avallare questa bislacca teoria, apparvero successivamente i Moon Boot pelosi. Sicché, chi conosceva la realtà, doveva 'avvicinarsi' alla vox populi 'concedendo' che i Mammuth erano solo quelli pelosi, mentre i Moon Boot erano quelli 'normali'. Distorcere la realtà per poter dire la verità. Siamo ridotti a questo.
Ma se po' vive accussì?
(Clic sulla foto per vedere il video di Paranoimia; clic sul titolo del post per vedere Matt Frewer che viene trasformato in Max Headroom)
sabato 2 maggio 2009
Una Cattedra in Zulùcologia
Il signor Jean Michelle Jarre ne ha combinate di tutti i colori, negli Anni Ottanta. E' stato uno dei pionieri della musica elettronica, e i videoclippari dell'epoca sguazzavano felici tra le note dei suoi brani perchè si prestavano particolarmente all'utilizzo della videoart che in quel periodo ci dava dentro a tutto spiano, con prodotti che andavano dall'innovativo al pacchiano (più o meno come tutto quello che è stato realizzato negli Anni Ottanta - ammettiamolo, nonostante la punta di nostalgia che ci tocca il cuoricino).
Ecco a voi un assaggio dall'album "Zoolook" del 1984, ovvero l'elettrostatico ZOOLOKOLOGIE.
Se siete refrattari agli Eighties, NON cliccate sull'immagine: il video potrebbe causarvi uno shock anafilattico.
Se invece siete nostalgici, ZOOLOOKOLOGIE funzionerà come una macchina del tempo, e vi riporterà istantaneamente allo 'stile' di quegli anni, venticinque anni addietro.
Clic sul titolo del post, invece, per informazioni sul signor Jarre.


