mercoledì 29 aprile 2009
Quando i gatti cantano
E poi non venite a dirmi che noi lupi di mare non siamo dei romanticoni patentati!
La micina Shii nella sua scatola di cartone canta la versione accelerata di "Wind's Nocturne" dal videogame "Lunar: Silver Star Story Complete", miagolando il suo amore senza speranza nei confronti del gatto Giko.
E' nata su internet, e come tanti altri personaggi ed emoticon è costituita di soli caratteri di scrittura.
Inviate questo link alla vostra fidanzata, e la vedrete squagliarsi come una medusa sulla sabbia.
Immagine troppo rude, dite? Be', non sono un signore, sono pur sempre un pirata…
Per il video, clic sull'immagine.
Per le informazioni, clic sul titolo del post.
martedì 28 aprile 2009
Arruolàti e contenti!
Da qualche tempo il governo giapponese sta puntando sulla fascia otaku nazionale per ottenere consensi e voti, tanto che non esiste discorso dell'attuale Primo Ministro Taro Aso che non coinvolga qualche aspetto caro al fandom di manga & anime.
Dopo aver nominato alcune squinzie ambasciatrici del kawaii nipponzolo, dopo aver dichiarato (più o meno) che il Giappone è una nazione basata sull'editoria, dopo aver citato personaggi dei manga come modelli ed esempi per i giovani, cos'altro capiterà? Ai poster (quelli appesi alle pareti delle vostre camerette) l'ardua sentenza.
Ma già qualche tempo prima, l'esercito di auto-difesa nipponico aveva puntato sugli otaku per la campagna reclutamento, e per la precisione tra il 2006 e il 2007.
Voi vi sareste arruolati volentieri, dopo questo spot televisivo (assolutamente autentico! non è una parodia!) che mostra le specializzazioni militar-marinaresche come una sorta di gioco/crocevia tra i Power Rangers e Thunderbirds?
Clic sull'immagine per il video.
Clic sul titolo del post per… arruolarvi!
martedì 21 aprile 2009
Garybaldy Blues
Giuseppe! Oh, Giuseppe!
Dove sei finito? Perché ci hai abbandonato in mano a ruffiani & letterine?
L'Italia che hai contribuito a unire si sta progressivamente sfaldando e impapocchiando, come un puzzle disegnato sui corn flakes, risolto, e poi immerso nel latte caldo.
Torna tra i vivi, a difendere la Costituzione a colpi di Marsala (nel senso: a colpi di zoccoli della tua amata cavalla, che a noi le armi non piacciono poi tanto).
Ti evochiamo dall'Aldilà all'Aldiquà con questo simpatico brano dell'indimenticabile Bruno Lauzi, il GARYBALDY BLUES, trasformato in video un bel po' di anni fa dal geniale graffitista di pellicole Vincenzo Gioanola!
A uàn, a tù… A uàn, a tù, a trì, a fòa…
domenica 19 aprile 2009
Forse non tutti sanno che… (1)
…la sigla del celebre telefilm paramedico (nel senso della paraculaggine del medico protagonista) DOTTOR HOUSE è costituito dalla parte musicale un ottimo brano dei MASSIVE ATTACK intitolato TEARDROP, risalente al 1998 e contenuto nell'album MEZZANINE.
Non solo, ma le stesse immagini della sigla di DOTTOR HOUSE richiamano in maniera molto forte quelle dell'altrettanto ottimo video dei MASSIVE ATTACK, diretto dal visionario WALTER STERN, visto all'opera anche su brani dei PRODIGY, di DAVID BOWIE, degli INXS e di MADONNA.
Riascoltando il brano, ci si rende conto che una recente canzone italiana di successo ha assorbito qualcosa da TEARDROP. E probabilmente l'ha fatto involontariamente, perché magari all'autore è rimasto in testa l'eco delle note della sigla di DOTTOR HOUSE, subdolamente martellanti e persistenti, senza nemmeno andare a scavare nelle vere origini del brano.
E' solo una supposizione - of course - ma potrebbe essere andata così quando il Tizianone Nazionale ha prodotto STAI FERMO LI' per l'x-fattorizzata GIUSY FERRERI. Lungi da me parlare di scopiazzature, una cosa che non mi piace per niente: alcuni 'giri' musicali vengono registrati dal cervello a livello praticamente subliminale, filtrati e rielaborati, ed è davvero molto difficile stabilire quale sia il punto di partenza della nascita di una melodia. Gli stessi MASSIVE ATTACK potrebbero aver tirato fuori quel 'giro' da una ninna nanna della nonna (ve li immaginate i Massive Attack tutti insieme nel lettino, già da bambini?). Insomma, sono cose che butto lì, a livello di curiosità: non direi mai cose cattive su TIZIANO FERRO, soprattutto dopo aver scoperto che negli Anni Novanta era un lettore della nostra edizione italiana di ORANGE ROAD, e che ci inviava lettere di commento per la rubrica della posta!
Inoltre, a voler trovare ulteriori collegamenti, forse lo stesso regista del video di STAI FERMO LI', il bravo GAETANO MORBIOLI, ha ricevuto di rimbalzo le immagini di DOTTOR HOUSE, e proprio all'inizio del suo video appaiono navi che avanzano lungo un canale, un'immagine che vediamo - praticamente dalla stessa angolazione - nella sigla originale del claudicante dottore bastardo dentro. Se volete andare a cercarle, YouTube è una miniera d'oro: e occhio, che la sigla di DOTTOR HOUSE ha decine di varianti!
Buon confronto!
P.S.: io poi sento qualcosa di TEARDROP anche nell'introduzione di un brano di GIORGIA intitolato RIGUARDA NOI, che però è del 1996, e quindi antecedente al brano dei MASSIVE ATTACK… Possibile che…? Ma, d'altra parte, l'avanzata età mi sta facendo calare l'udito, quindi tutte queste mie affermazioni vanno prese con pinze lunghe due metri. Che non si arrabbi nessuno, per carità!
giovedì 16 aprile 2009
Cos'è il talento? (3)
Questo tizio si chiama Anthony Kavanagh.
Imita i cantanti celebri e le loro basi musicali (cotemporaneamente) e inoltre fa anche ridere.
Cosa volete di più dalla vita? Un abitante della Basilicata?
Fate clic sull'immagine, sopportate l'interprete che sovrappone la sua voce a quella di Kavanagh (ma solo nelle presentazioni) e guardate tutto il filmato senza andare avanti velocemente: si tratta di un crescendo, non vorrete mica bruciarvi il finale così?
venerdì 10 aprile 2009
sabato 4 aprile 2009
LUPIN contro CONAN contro LUPIN


Mentre il canale HIRO sta per mandare in onda il nuovo film d'animazione GREEN VS RED (realizzato per festeggiare il 40° anniversario di LUPIN… Dannazione, siamo coetanei, ma li porta molto meglio lui!), il nostro simpatico ladruncolo con le orecchie a sventola si prepara a darsi da fare in LUPIN III e DETECTIVE CONAN, dove i due si in(s)contreranno all'interno di un cartone animato (e dove, altrimenti?).
Per quanto capiti spesso che personaggi di fumetti e cartoni animati americani - anche di differenti editori - incrocino le loro strade (i famigerati cross-over...) è molto più difficile che accada in Giappone.
Benché il nostro LUPIN III non sia nuovo a questo tipo di 'incontri trasversali' con altri cartoni animati (ricorderete sicuramente gli episodi con LADY OSCAR e con i robottoni di LAPUTA), mi sono posto la domanda "com'è stato possibile al giorno d'oggi, con tutti gli impedimenti che di solito esistono nel mondo del fumetto e dell'animazione per questioni di copyright trademark ecc ecc?".
Pur cercando di costringermi a rispondere puntandomi una lampada in faccia e dandomi un pugno nei denti di tanto in tanto (sono bravo, nel gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo) non sono riuscito a darmi una risposta.
Allora ho rivolto la domanda (più gentilmente) a chi poteva saperne più di me.
Mi ha risposto immantinente il figlio di Monkey Punch:
«Questa produzione è nata grazie all'iniziativa di Nippon TV e Yomiuri TV, che si sono fatte promotrici del progetto. L'idea è stata trovata divertente e attuabile da entrambe le parti. Inoltre, il maestro Aoyama (l'autore di DETECTIVE CONAN) è uno dei maggiori fan di Monkey Punch e di LUPIN III fin da bambino, quindi era talmente entusiasta all'idea che si è fatto garante dell'intera produzione: la sceneggiatura, infatti, è stata interamente supervisionata da lui stesso, per essere certo che rispettasse nel dettaglio i canoni narrativi di LUPIN III.
Ovviamente, entrambi gli autori sono stati estremamente favorevoli a questo progetto, fin da subito».
Be', ovviamente - da fan - ne sono molto felice anch'io. Credo che questo incontro fosse inevitabile: i personaggi si 'chiamavano' a vicenda. Inoltre, già LUPIN III ha avuto a che fare con propaggini e sfumature del celebre detective di Sir Arthur Conan Doyle, sia nei cartoni, sia nei fumetti.
Anche il sottoscritto ci ha messo del suo, in LUPIN III - IL VIOLINO DEGLI HOLMES, ricordate?
Bene, non ci resta che attendere questo nuovo curioso cartone e godercelo al più presto (anche in lingua italiana, suppongo).
Nel frattempo, se potete accedere al canale HIRO, non perdetevi GREEN VS RED, e poi decidete voi come interpretate il film: è lo stesso Lupin, o sono due diversi?
martedì 10 marzo 2009
Anime d'Italia Non Stop

Nell'arco di un annetto il vostro capitanazzo si è trovato per le mani un bel po' di roba da fare sul fronte dei cartoni animati.
Naturale evoluzione, per quanto mi riguarda, visto che la passione per i fumetti mi deriva proprio da quella per i cartoni, che mi porto dietro fin da quando ero un giovane mozzo con la baròsla marmellatosa.
Mentre con tutta Kappa ci siamo occupati del lancio e della programmazione animata del canale DEAKIDS (qualche titoluccio interessante per anime e manga fan è già stato annunciato, come avrete notato, e altri ne arriveranno), abbiamo avuto a che fare anche con Rainbow ("quelli delle Winx") per la realizzazione della rivista e dei fumetti di HUNTIK, e stiamo per metterci al lavoro insieme a StraneMani sulla produzione internazional-nipponica BEAST KEEPER prodotta da Ponpoko.
Ma, tanto per non lasciar passare il tempo (tendiamo ad annoiarci, se abbiamo cinque minuti liberi), ci siamo dedicati anche a DRAGONIX per Edibas, rivista, fumetto e cartone animato dedicati a una collezione di goduriosissimi draghi collezionabili, che ci ha riportati tutti indietro di molti anni.
Per quanto mi riguarda, dopo aver studiato l'universo creato dal buon Luciano Costarelli, ho pensato a come sviluppare una storia di venti minuti circa, tutta 'recitata' dai draghi multicolori & multifunzione da lui ideati. Per farlo, ho pensato a due delle cose più vicine ai miei personali gusti: i cartoni di Mazinger e i film di Godzilla e Gamera. E, lasciatemelo dire, mi sono divertito come un pazzo, tentando di ricollegarmi mentalmente al me stesso di trent'anni fa, nel tirare fuori tutte le cose che mi piacevano legate a queste produzioni. Per la parte 'draghesca' quindi, mi sono ispirato ai più celebri kaiju eiga nipponici, mentre per IL SIGILLO DI SMERALDO (ovvero DRAGONIX 2) ho pensato a quel bellissimo film d'animazione in cui Mazinga Z passa il testimone al Grande Mazinga, con l'arrivo di un nemico molto più infido e potente di quel candido vecchietto del Dottor Inferno. E dopo aver fatto ciò, ho scoperto che ache il buon Costarelli è un mega-fan di Go Nagai. Che dire? Alla fine, ci si ritrova…
Fate clic sul titolo del post per vedere il trailer di DRAGONIX - IL SIGILLO DI SMERALDO: il cartone completo lo trovate invece in edicola dalla terza settimana di marzo. Vi consiglio – se vi è possibile – di guardarvelo con fratellini minori, figli, nipotini e chiunque sia "under 10": vi divertirete come mi sono divertito io!
lunedì 9 marzo 2009
Intervista al papà di Heidi (Parte I e II)

A distanza di un paio di mesi, ecco la seconda parte dell'intervista al mitico Isao Takahata (accorpata alla prima).
Buona lettura!
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Molti credono che il primo cartone animato giapponese giunto in Italia sia stato Goldrake. Sbagliato. Poche settimane prima fu la piccola HEIDI a irrompere sui teleschermi italiani, e a dare il via al fenomeno.
A trent’anni esatti dall’arrivo in Italia di HEIDI, e durante il centenario di ANNA DAI CAPELLI ROSSI, intervistiamo il settantaduenne regista giapponese Isao Takahata, che si è occupato di entrambi i personaggi (e di molti altri) nelle popolarissime versioni animate viste anche in Italia. Un ringraziamento a Susanna Scrivo e Keiko Ichiguchi per il prezioso supporto nella realizzazione di questa intervista, che a breve potrete leggere anche su carta stampata.
ABK - Nel febbraio del 1978 è arrivata in Italia Heidi, la prima serie animata nipponica apparsa nel nostro paese, divenendo contemporaneamente spartiacque generazionale e pietra miliare. Molti trenta-quarantenni di oggi sono appassionati di cultura giapponese per una serie di conseguenze derivate da quell’evento, e se in Giappone è stato Osamu Tezuka a dare il via alla passione per fumetti e cartoni realizzati nel suo paese, in Italia questo merito va a lei.
IT - Quando ho visitato l’Italia, molte persone mi hanno detto che Heidi era da sempre il loro cartone animato preferito. E ogni volta che me lo dicevano, mi sentivo davvero molto commosso. E pensare che questa serie fu realizzata in condizioni davvero difficili: lavoravamo al ritmo di un episodio alla settimana, e siamo riusciti ad arrivare al completamento dell’ultimo solo grazie all’impiego di molta energia e al grande impegno personale da parte di tutto lo staff. E’ per questa ragione che non ho parole per dire quanto mi sia sentito incoraggiato e ripagato appena ho saputo che Heidi era tanto amata all’estero, soprattutto in Italia e in Spagna. E’ un vero onore e un immenso piacere per me se davvero gli italiani hanno iniziato a interessarsi alla cultura giapponese tramite le nostre opere. Grazie di cuore.
ABK - Quando, esattamente, decise che si sarebbe occupato di cartoni animati? E cosa la portò a decidere questo?
IT - A dire la verità non ho mai preso una decisione cosciente in questo senso. Nel 1959, anno in cui mi sono laureato in Letteratura Francese, ho partecipato a un concorso pubblico della storica azienda cinematografica Toei Doga, il cui scopo era quello di reclutare nuovi assistenti alla regia. Molto semplicemente, loro mi hanno preso, e ho cominciato a lavorare: è stato l’unico concorso a cui abbia mai partecipato per trovare un impiego. Da piccolo mi era sempre piaciuto il disegno, e anche oggi sto continuando una serie di ricerche sulla pittura: ho scritto un libro sugli emakimono (rotoli di carta recanti dipinti e saggi calligrafici) intitolato Cartoni animati del XXII Secolo, pubblicato da Tokuma Shoten, in cui cerco di dimostrare quanto questa forma artistica assomigli ai film d’animazione, mentre per quest’anno è prevista per Iwanami Shoten la pubblicazione di un libro in cui parlo di una selezione di dipinti di ogni paese del mondo. Nonostante questo, non sono mai stato un pittore, per cui molti mi chiedono come mai sia arrivato a occuparmi della regia di cartoni animati. Io ritengo che sia stato grazie all’incontro incontro con uno straordinario film d’animazione realizzato nel 1952 da Paul Grimault e intitolato La Bergère et le Ramoneur, rieditato nel 1979 col titolo Le Roi et l’Oiseau. Questo film arrivò in Giappone nel 1956, e mi affascinò a tal punto da farmi percepire l’enorme capacità espressiva insita nel cinema d’animazione. L’anno scorso ho chiuso un cerchio, e ho scritto un libro sull’opera di Paul Grimault intitolato Manga Eiga no Kokorozashi (“Finalità dei film a cartoni animati”) anch’esso pubblicato da Iwanami Shoten: sono convinto che se non avessi visto quel film, non avrei scelto di fare questo mestiere.
ABK - Ci può raccontare i suoi primissimi passi nel mondo dell’animazione? Dove, come e quando ha iniziato?
IT - Nell’aprile nel 1959 ho cominciato a lavorare alla Toei Doga. Mi hanno assunto in qualità di assistente alla regia, ma a dire la verità mi hanno impiegato in lavori di qualsiasi genere. Durante quel periodo ho imparato molto sulle tecniche necessarie alla realizzazione di cartoni animati. Animare i personaggi, trasferire i disegni sui fogli di acetato, colorarli, fotografarli, montare le sequenze, aggiungere il suono e la musica… Ho operato in ognuno di questi campi e ho fatto amicizia con le persone che vi lavoravano quotidianamente. Dopo di che, ho lavorato per un lungometraggio a cartoni animati come assistente alla regia, e successivamente sono passato alla mia prima vera e propria regia per la serie TV Okami Shonen Ken (Ken il Ragazzo Lupo). Ma ringrazio il lungo periodo che ho passato da apprendista e subalterno, perché è stato veramente utile e significativo, sia per il lavoro, sia per per la mia vita.
Spesso durante i suoi film lo spettatore si dimentica che sta guardando un cartone animato, perché le vicende e i personaggi sono estremamente ‘veri’: perché, dunque, ha scelto l’animazione per raccontare storie di questo tipo?
IT - I cartoni animati sono film composti da disegni, quindi il pubblico sa bene che ciò che vede sullo schermo non è reale. La percezione istintiva di questo stimola un meccanismo psicologico da parte dello spettatore, che vuole immaginare la realtà anche se è ben conscio che ciò che sta guardando sono solo disegni a colori fotografati in sequenza. E’ proprio grazie a questo desiderio dello spettatore che un cartone animato spesso riesce a essere più realistico di un film con attori in carne e ossa. Basti pensare anche solo alle storie fantastiche: un cartone animato risulta comunque sempre più credibile di un film ‘dal vivo’, perché il disegno amalgama le singole componenti della storia in maniera molto più efficace, permettendo al pubblico di accettare facilmente vicende altamente improbabili. Quando una storia è disegnata, arrivare alla sospensione dell’incredulità è decisamente più semplice.
I film con attori, invece, forniscono al pubblico l’impressione che quello che viene proiettato sullo schermo sia ‘vero’, e perciò la mente razionale è portata a giudicare ogni singola scena con maggior severità.
Quando si decide di realizzare un film, è bene scegliere il mezzo giusto (animazione o attori) pensando a questo meccanismo psicologico inconscio del pubblico, in modo da ottenere la maggiore efficacia per il tipo di storia che si desidera raccontare.
Lei ha realizzato alcuni dei più toccanti e struggenti film d’animazione del Giappone. Fra questi, Una tomba per le lucciole, definito ‘capolavoro’ in ogni angolo del mondo, un film capace di trasmettere emozioni molto intense, probabilmente perché vissute di persona. Durante i bombardamenti del 1945, lei aveva appena nove anni…
IT - Ho vissuto il bombardamento aereo americano della città di Okayama, durante il quale ho perso di vista i miei genitori e i miei fratelli. La mia casa fu bruciata. Scappai ovunque per evitare i bombardamenti, riparandomi da una pioggia di fuoco causata dalle bombe incendiarie. Mi trovavo disperso nel bel mezzo di un’intera città in fiamme, e mi sono salvato per miracolo. Durante quei giorni ho visto una quantità infinita di cadaveri. E’ la vicenda più drammatica della mia vita, perciò ammetto che quel film è stato influenzato profondamente da questa mia esperienza. Ricordo ancora fin troppo bene cosa significhi trovarsi sotto l’attacco di bombe incendiarie.
Nel corso degli ultimi quarantacinque anni lei ha lavorato a numerosissimi cartoni animati ambientati all’estero, spesso ispirati a romanzi e personaggi occidentali. Tra regia, storyboard, produzione e altri differenti ruoli, lei si è occupato di Heidi, Lupin, Il fedele Patrash, Marco dagli Appennini alle Ande), Jacky l’orso del Monte Tallac, Peline Story, Conan il ragazzo del futuro, Anna dai Capelli Rossi… Inoltre, si occupa spesso dell’edizione giapponese di film d’animazione occidentali. Per scelta, destino, piacere personale, o cos’altro?
IT - Per esclusione. Nel senso che mi sono occupato di queste animazioni dopo essermi rifiutato di collaborare a lavori che non m’interessavano minimamente. Se devi realizzare qualcosa, è meglio farlo con impegno e passione. E’ per questa ragione che posso considerare “mie opere” anche lavori fatti su commissione. E’ stato solo dopo Anna dai Capelli Rossi che ho iniziato a realizzare storie ambientate in Giappone. Ho imparato tante cose dalla cultura occidentale, di cui amo sia i paesi che ho toccato che la loro gente, compresa l’Italia. Dopo quella serie animata, ho pensato che mi sarebbe piaciuto occuparmi anche dei mio paese, un luogo che conosco bene perché ci vivo, e che avrei potuto conoscere ancora meglio documentandomi per realizzare nuovi film. Sono una persona molto curiosa, e quando trovo un argomento che m’interessa mi piace sviscerarlo completamente: oltre ai libri citati poc’anzi, ne ho scritti altri su argomenti che non sono direttamente legati a disegno e animazione. Per fare qualche esempio, mi sono occupato di Jean Giono in Leggere “L’uomo che piantava gli alberi”, di Yuri Norstein nel saggio Commenti su “Skazka Skazok”, poi ho curato la traduzione di Paroles di Jacques Prévert, e ho messo insieme un’antologia intitolata Tori he no Aisatsu (Saluti agli uccelli) decorata con le illustrazioni di Yoshitomo Nara. Ho anche realizzato un documentario di quasi tre ore intitolato Yanagawa Horiwari Monogatari, incentrato sulle vie fluviali di Yanagawa. Insomma, ho trattato l’occidente per una scelta passiva, ma grazie a questo mi sono trovato a occuparmi di molte altre cose, cercando di riportare il paese in cui vivo al centro dei miei interessi.
Quali difficoltà o problemi si incontrano quando si realizza un cartone animato ambientato in un paese straniero?
IT - Ovviamente il primo problema è quello del linguaggio, nel senso più ampio del termine. Anche se i personaggi di Heidi o Anna dai Capelli Rossi (per fare qualche esempio) sono occidentali, le versioni animate da me realizzate erano principalmente rivolte a un pubblico giapponese. Perché uno spettatore giapponese potesse meglio identificarsi in questi personaggi, ho dunque optato per atteggiamenti ed espressioni facciali tipici della gente del mio paese. Agli occhi di uno spettatore occidentale, dunque, sarà parso sicuramente innaturale vedere una bambina svizzera o una ragazzina canadese adottare gestualità e ritmi di conversazione ‘stranieri. Purtroppo è impossibile risolvere questa contraddizione all’origine, per cui suppongo che gli studi di doppiaggio delle varie nazioni in cui sono stati trasmessi i miei cartoni abbiano avuto il loro bel da fare con l’adattamento dei testi. Riguardo alla natura, alle città, agli edifici e agli interni, ci siamo impegnati al massimo nella documentazione e nella ricostruzione, e devo dire che grazie alla precisione di tutti coloro che ci hanno lavorato, le ambientazioni sono quanto di più fedele alla realtà si potesse ottenere in un cartone animato. Si tratta ovviamente di un procedimento molto faticoso e ad alto rischio di errore, per cui penso che anche questo abbia influito nella decisione di iniziare a occuparmi di storie legate al Giappone.
Per maggiori informazioni su Isao Takahata, potete leggere il post datato 20 ottobre 2008 (sempre su questo blog)
